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Mobbing, a chi rivolgersi? Una guida per chi ne è vittima

Sempre più spesso si sente parlare di lavoratori mobbizzati dal proprio datore di lavoro, da un responsabile o dai colleghi. Le ragioni che spingono taluni soggetti ad avere comportamenti ostili nei confronti di un subordinato o di un collega, sono generalmente collegate alla competizione, all’antipatia, alla gelosia o addirittura alla discriminazione nei confronti di quella persona. Ma cerchiamo di chiarire cosa sia il mobbing, quali azioni vengono messe in atto, e a chi rivolgersi in caso si subisca mobbing sul posto di lavoro.

Cosa è il Mobbing?

Occorre prima di tutto chiarire cosa si intende quando si utilizza il termine “mobbing”. Si parla di mobbing riferendosi ad una condotta, reiterata e continuata nel tempo, che abbia lo scopo di vessare, sprezzare e umiliare, anche in forma violenta, un soggetto con lo scopo di emarginarlo o di danneggiare il suo benessere psico fisico. Altro elemento necessario alla definizione di mobbing è la pluralità di azioni lesive.

Quali gesti vengono utilizzati per mobbizzare un soggetto?

Analizziamo dunque alcune dinamiche e condotte messe in atto.

  1. Emarginazione: il primo comportamento che viene attuato è quello di emarginare e isolare il soggetto;
  2. Aggressione psicologica: si passa poi alla fase più diretta che include i rimproveri verbali ingiustificati che hanno l’obiettivo di umiliare e sprezzare; o attraverso continue critiche sullo svolgimento delle mansioni precedentemente assegnate con il fine di escludere il soggetto da futuri incarichi;
  3. Diffusione di pettegolezzi e dicerie: allo scopo di danneggiare la reputazione e la stabilità emotiva e psicologica;
  4. Provvedimenti immotivati: tra i quali richieste di trasferimento, ripetuti controlli durante l’assenza per malattia, o sanzioni disciplinari.

Tutti questi casi hanno un denominatore comune: condotte illecite dei colleghi o del datore di lavoro, ripetute nel tempo, attraverso umiliazioni, offese e maltrattamenti, con l’obiettivo ultimo, di ferire, di ledere la dignità del soggetto e di infastidirlo al punto di spingerlo a dimettersi e lasciare il proprio posto di lavoro.

A chi rivolgersi se si è vittima di Mobbing

La persona che reputa di essere vittima di mobbing, può trasmettere una lettera di diffida al proprio datore di lavoro e informare che i danni subiti potranno essere rivendicati in sede giudiziaria.

Se quindi, il soggetto ha subito molestie, diffamazione, maltrattamenti e minacce, il caso assume un rilievo penale; motivo per cui il seguente passo è quello di sporre denuncia alle autorità competenti.

Analizziamo alcuni suggerimenti per capire come fare una denuncia per mobbing. Per poter procedere con la denuncia, sarà opportuno tenere presente che si dovrà dimostrare:

  1. La presenza di atti violenti, di umiliazioni e di comportamenti persecutori;
  2. La ripetizione e la continuità di tali atti per un lasso di tempo significativo;
  3. Gli effetti che tali fatti hanno avuto sul soggetto, talvolta intollerabili al punto di impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro o talora fino a provocare una malattia fisica o psichica.

A seguito della denuncia, verranno effettuate delle indagini che, se confermeranno i fatti, daranno luogo ad un processo penale. Sarà, a questo punto, fondamentale la presenza di un avvocato penalista che accompagnerà nel percorso processuale il soggetto rappresentato.

Il ruolo dell’avvocato, tra gli altri, sarà quello di riassumere al giudice quanto subìto dal suo cliente, evidenziare i fatti risultati a seguito dell’interpello dei testimoni, esporre precedenti sentenze in materia di lavoro e mobbing.

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