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CRISI MERCATO DEL LAVORO

In tre mesi persi 173.000 occupati

Bisognerà attendere il 18 Dicembre per constatare quanti e quali effetti ha avuto la recessione italiana sul mercato del lavoro nel terzo trimestre. Infatti a quella data l'Istat rilascerà i dati - occupati e disoccupati - dell'indagine sulle forze di lavoro. Ma, già da oggi, è possibile anticiparne i contenuti.

L'Istat ha comunicato il 10 Dicembre i dati sull'andamento del Pil e delle sue principali componenti. Ma negli ulteriori dettagli si ritrovano anche le stime relative all'occupazione e ai redditi di lavoro. Queste stime sono anche più significative, per valutare gli andamenti del mercato del lavoro, rispetto a quelle dell'indagine sulle forze di lavoro, e questo per due ragioni. La prima è che l'indagine sulle forze di lavoro si avvale di un campione pescato nelle anagrafi comunali. Nella misura in cui le anagrafi ricevono man mano le regolarizzazioni degli immigrati, queste stime tendono a sovrastimare la dinamica occupazionale: gli immigrati c'erano già prima, e lavoravano, ma per l'indagine sono nuovi occupati. Le stime della contabilità nazionale, invece, non soffrono di questa distorsione perché guardano, con diversi metodi, a tutti gli occupati, sia quelli regolari che quelli irregolari. La seconda ragione è che gli occupati sono stimati sulla base di unità di lavoro piuttosto che sulla base delle teste che lavorano. La differenza fra i due approcci è che la diversa percentuale di gente che lavora a tempo pieno o a tempo parziale non influenza i risultati: nella contabilità nazionale tutto è riportato a unità di lavoro a tempo pieno, ciò che permette di meglio valutare variabili come la produttività.

Ebbene, le notizie sul mercato del lavoro nel terzo trimestre non sono buone. Le unità di lavoro sono calate (rispetto al trimestre precedente, nel dato destagionalizzato) di 173.000 unità. Anche nei confronti dell'anno scorso appare uno sconsolante segno meno: mentre ancora nel secondo trimestre il confronto sull'anno segnava un progresso di 266.000 unità di lavoro, ora siamo a -22.000.

E questa debolezza è diffusa in tutti i settori: l'agricoltura segna, rispetto al trimestre precedente, -30.000; l'industria -18.000; le costruzioni -4.000, e anche i servizi, finora serbatorio di nuovi posti di lavoro, registrano 127.000 unità di lavoro in meno.

I dati non sono buoni anche per quanto riguarda i costi del lavoro. I redditi di lavoro dipendente aumentano, nel terzo trimestre e nel confronto sull'anno, del 5,9% per l'intera economia, e del 5,2% per l'industria in senso stretto, spingendo il costo del lavoro per unità di prodotto, complice anche un andamento negativo della produttività, al +6,8% per l'intera economia, e a un terrificante +9,5% per l'industria.

Fonte: Il Sole 24 Ore



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data creazione  data creazione: 16/12/2008« indietro
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